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Regia

Robert Zemeckis

Domenica 05 Dicembre 2004 13:00

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Polar Express

La storia di un bambino che non credeva più al Natale

Polar Express
È la notte di Natale, fuori c’è uno strano silenzio, quando all’improvviso...

Arriva il Natale ed iniziano le favole che narrano la notte delle renne e dei regali. Chiudiamo gli occhi e proviamo a fare un salto nel tempo; Vi ricordate i tre diavoletti Opopomoz di Enzo D’Alò. Proprio loro lo scorso anno ci avevano fatto fare uno straordinario viaggio durante il Natale in maniera semplice, sobria, e ci avevano ricordato che oltre alle cose futili da cui siamo presi ogni giorno esistono le nostre tradizioni, la nostra storia e le nostre leggende, e che dovremmo cercare sempre di portarle con noi. Ebbene, anche The Polar Express di Robert Zemeckis, quest’anno ci fa precipitare in un nuovo viaggio attraverso la notte dei Re Magi, ma questa volta in maniera fantastica e spettacolare. Tenete, allora, ancora gli occhi chiusi e questa volta iniziate a provare a immaginare la storia…
È la notte di Natale, in sala, accanto al camino su di una ciotola sono posati alcuni dolci. In camera da letto, mamma e papà stanno per dare il bacio della buona notte ai loro due bambini. Ma siamo sicuri che si tratti proprio di Bambini? Sembra, infatti, che il fratellino maggiore abbia ben otto anni e che proprio non ne voglia sapere di credere ancora a fantasie come Babbo Natale.
Decide così di non addormentarsi. Deve, infatti, appurare con certezza che Babbo Natale non esiste. Quando le lancette dell’orologio si fermano alle 11 e 55, si ode un gran boato.
Il giovane ragazzo, pieno di stupore si precipita di fuori e vede in tutta la sua imponenza… The Polar Express. È il treno magico che porta i bambini al Polo Nord.
Un macchinista invita il piccolo a entrare, ma questi sembra proprio non volerne sapere. Tuttavia, proprio quando il treno è ormai in movimento, il giovane si decide e con un salto balza in carrozza.
Inizia così un fantastico viaggio attraverso paesaggi straordinari, seguendo traiettorie da far invidia alle più terrificanti montagne russe che porterà, il giovane protagonista ed alcuni amici conosciuti durante il viaggio a scoprire la propria identità e quella del Natale. Conclusione con fuochi d’artificio, in un finale spettacolare la cui maestosità potrebbe sfidare quella fisica dei vari circhi du soleil. Alla fine ogni ragazzo troverà nel proprio biglietto del treno un dono veramente speciale.
Nel realizzare Polar Express, Zemeckis si è ispirato alla favola omonima di Chris Van Allsburg, e si è affidato per trasferirla sullo schermo alla nuovissima tecnica della performance capture. Animazione e reale si fondono in un unico movimento, in cui l’interpretazione degli attori reali serve agli animatori per rendere vivi i propri disegni virtuali.
Robert Zemeckis si serve dell’attore a lui più caro, quel Tom Hanks che tanta fortuna gli ha portato in Forrest Gump e in Cast Away, e lo utilizza per interpretare praticamente tutti i ruoli dei protagonisti di questo suo film. Vediamo Hanks passare dai panni del bambino di otto anni a quelli del macchinista, quindi a quelli del misterioso Hobo ed infine a quelli di Babbo Natale.
Il performance capture è uno stadio avanzato del motion capture, che permette al computer di catturare non solamente i movimenti, ma anche l’interpretazione degli attori, la loro performance appunto.
Zemeckis conferma ancora una volta la sua inclinazione verso una fusione tra realtà, fantascienza e virtualità. In molti dei suoi film, infatti, c’è sempre un varco, una specie di confine attraverso cui i personaggi passano per andare da un mondo all’altro. La macchina di Ritorno al Futuro serve al protagonista per varcare le porte del tempo, in Chi ha incastrato Roger Rabbit? le mura e il grande cancello rappresentano il confine tra la città di Cartoonia e il mondo reale, eccetera…
Per Zemeckis, il cinema serve proprio per ricreare quel varco, rappresenta esso stesso il passaggio, la porta attraverso cui raccontare le proprie ossessioni, i propri viaggi, le proprie escursioni tra il mondo del reale e quello della fantasia.
In Polar Express, la fantasia è sinonimo di fantastico, ogni inquadratura serve a stupire e sorprendere i piccoli e grandi spettatori che vi si trovano davanti. Paesaggi meravigliosi, movimenti border-line, musicalità viva finiscono per creare uno spettacolo di oltre un’ora e mezza che procede come un incessante climax al ritmo della locomotiva, e termina trionfalmente nello show di chiusura, in cui in una piazza ghiacciata si muovono in piena armonia migliaia e migliaia di elfi.
Certamente, questo essere spettacolo tout court lascia ben poco spazio alla ricerca di un senso, che dovrebbe sempre essere ricercato con cura e responsabilità nelle favole per bambini; tuttavia a volte si può anche godere del non-senso, oppure di una moralità mostrata marginalmente, se lo show che ci troviamo di fronte e talmente mirabolante da farci restare a bocca aperta e senza fiato. In fondo l’altra faccia del cinema è proprio questa qui.

 

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